L’ARTE
DI MARIA MALTESE:
DAL SUONO ALL’IMMAGINE, L’IDEA DI PERFEZIONE
Critica d’arte del dott. Prof. Vincenzo Piccione d’Avola
L’operosità
artistica di Maria Maltese ci pone di fronte alla statura di
un’Artista assai singolare e al tempo stesso sorprendentemente
poliedrica. L’Arte della Maltese, per le sue intrinseche
caratteristiche tecniche e coloristiche sia anche per il discorso
filosofico, antropologico e religioso, che svolge nella sua
pittura, vive tutta la problematica di questa nostra età
postmoderna, attraverso anche la sublimazione delle “solitudini
esistenziali”, della Verità ricercata e sofferta
e delle “emozioni estetiche ed estemporanee” dell’Uomo
e della sua Storia. Leva di primo genere, utilizzata in maniera
superlativa da Maria Maltese, è la “musica ascoltata
con la mente e, poi, dipinta col pennello”, ove l’immaginario
e l’Idea di perfezione ricercata ed amata. Così,
il sogno trova la sua realtà trasfigurata nel candore
di una tela bianca, segno di un’idea metafisica e metastorica,
ancora non rivelata; l’immaginario, pensato e partorito
attraverso melodie e suoni, non è altro che l’idea
di una nuova e più autentica realtà da costruire
e ricostruire in un concetto nuovo di perfezione, che si sposta
lentamente ma costantemente verso la “perfezione aurea
dei valori umani, del Bello in sé e per sé e del
Santo”. Ecco la chiave per aprire il mondo spirituale
di Maria Maltese; ecco il codice semantico che svela i segni,
le tinte, gli spazi di un’arte, capace di sperimentarsi
ogni giorno nell’Idea di perfezione, nell’eleganza
delle forme e nelle più ardite “emozioni”
coloristiche e cromatiche. In tutta questa operosità
altamente artistica è sotteso un messaggio filosofico
e spirituale di considerevole valenza, quello, in particolare,
di voler trasfigurare la realtà negativa dell’uomo
“vecchio”, senza meta e senza valori spirituali,
nell’immagine “nuova”, sognata e contemplata,
di un Universo di valori “ritrovato” e riproposto
all’uomo assetato di Verità. La musica, in Maria
Maltese, poi, ha capacità di purificare e ricostruire
“ambiti” dell’umano vivere in un “immaginario”
pensato, sognato e successivamente dipinto nell’idea di
un progetto di rinnovamento di pensiero, di vita e di spirito.
In questo modo, l’Arte, nella straordinaria operosità
della Maltese, assolve fortemente ai suoi compiti primordiali
per cui nasce, si svolge e raggiunge il suo fine: azione catartica,
azione liberatrice, azione estetica, azione spirituale (la purificazione
dell’umano, la libertà della Verità, il
Bello della Creazione, la Santità della vita). Di questo,
in effetti, trasudano le tele della Maltese, dalle quali, a
ben guardare, s’ode sempre un suono… quel suono,
ora melodioso, ora forte, ora intenso, ora sublime, che l’hanno
partorite in immagini “trasfigurate” di gusto ora
classico, ora surreale, ora spirituale, ora semplicemente umano,
“troppo umano”, ove il centro signoreggia un discorso
antropologico, filosofico e spirituale; è proprio nella
attualizzazione di questo “logos” che l’uomo,
dal negativo di una realtà, fatta di “solitudini
esistenziali”, si eleva armoniosamente, in un costante
e duro processo catartico, fino a raggiungere la vetta dell’uomo
spirituale”, che è poi, in definitiva, la meta
sublime di ogni perfezione.
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