Santa Lucia del Mela 
Martedì 13 Maggio 2008, ore 09:13

 



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Omelia per il Settantacinquesimo Anniversario della Fondazione della Casa di Roma

P. Jorge Ortìz, M.Sp.S., Superiore GeneraleTarga commemorativa del 75° anniversario della casa di Roma

     Ogni qualvolta parliamo tra di noi della casa di Roma, percepiamo la presenza paterna di Félix de Jesùs, la cui intuizione fu all'origine di questo progetto.
     Spesso nella celebrazione degli anniversari ciò che finisce per aver maggior risalto sono i particolari storici e gli avvenimenti che segnarono l'inizio dell'evento che vogliamo ricordare. Ma parlare della nostra Casa di Roma è più che un semplice ricordare o il festeggiamento di un anniversario, poiché significa toccare una storia fatta di persone e di esistenze, di cuori e di sentimenti, del mistero dell'individuo e del suo proprio destino, di avvenimenti storici che hannoTarga messa da P. Felix sul portone della casa fortemente marcato il vissuto di questa casa.
     La prima storia personale che emerge è precisamente quella di Félix de Jesùs, non solo in quanto fondatore e ispiratore dell'idea stessa dell'esistenza di questa casa, ma in quanto uomo di idee, intuizione e coraggio.
Appaiono indubbiamente molto evidenti i motivi pratici che lo condussero a pensare a questa fondazione. Da una parte la situazione che viveva il Messico nei tempi della persecuzione religiosa e dall'altra il desiderio di preparare i suoi figli nelle scienze filosofiche e teologiche pensando al futuro della Congregazione.      Questa idea, che da anni coltis'ava nel cuore, lo condusse a compiere i primi passi immediatamenteP. Jorge Ortiz, Superiore Generale con Sua Santità Giovanni Paolo II dopo la sua professione come Missionario dello Spirito Santo. Fece i suoi voti il 28 marzo 1926 e in quello stesso anno, il 4 novembre, la casa di Roma era già stata acquistata e abitata.
     Tuttavia, al di là di queste stesse motivazioni, ciò che oggi percepiamo altrettanto chiaramente dal cuore e con l'esperienza di chi dopo di lui ha vissuto a Roma un cammino tra "due culture", è il desiderio appassionato di padre Félix di fondere e integrare i valori più alti della cultura europea con la profonda autenticità delle radici proprie di coloro che sarebbero approdati a Roma. Rinveniamo dunque in P. Félix un'anticipazione importante di ciò che nel nostro linguaggio di oggi denominiamo "inculturazione" o "acculturazione".
     Egli fin dalla prima tappa della sua vita seppe combinare e integrare, all'interno della sua mentalità europea, le diversità tra la sua Francia natale e la nazione spagnola dove effettuò parte dei suoi studi e visse i suoi primi anni di ministero sacerdotale e magisteriale.
     Successivamente, nonostante i suoi sogni di missione in Oceania, sopraggiunse per lui l'esperienza colombiana che lo condusse verso regioni sconosciute dell'America del Sud nelle quali imparò a spogliarsi della propria mentalitàLa Fraternità sacerdotale della casa di Roma per immergersi in quel mondo così differente dal suo che lo arricchì e al quale egli offrì la sua esperienza di religioso, sacerdote, marista, professore, missionario infaticabile, incarnando nelle situazioni concrete di ogni giorno e nella sua stessa storia quell'incontro di culture diverse che seppe condurre a un'ammirevole sintesi.
     Sebbene durante il suo primo soggiorno la presenza in Messico di P. Félix fu relativamente breve, egli non si limitò a trasporre all'esperienza messicana quanto aveva vissuto in Colombia, ma all'incontrarsi con quella diversa realtà affrontò un nuovo processo di inculturazione che lo portò a cercare nuovi modi di operare.
      Durante questo periodo P. Félix fu il responsabile di un tempio nel cuore di Città del Messico e parroco della comunità francese. Il suo fervore missionario lo indusse a moltiplicare iniziative apostoliche che gli fecero conoscere nuove situazionì e gli richiesero una costante ricerca di atteggiamenti nuovi per annunciare il messaggio, lasciarsi raggiungere dalle ricchezze di quella cultura I diversa e interiorizzarle in un modo autentico che andasse oltre i meri elementi folkloristici.
È per questo che le frasi con le quali si riferiva al suo "essere messicano" vanno oltre il semplice fattoLa Fraternità sacerdotale in gita a Sermoneta (LT) esteriore. -
     Ad esempio, definì la festa nazionale messicana del 5 maggio come: "L'aniversario della battaglia di Puebla nella quale noi messicani sconfiggemmo i francesi"; oppure nelle sue malattie, dopo aver subito varie trasfusioni di di sangue affermò: "Adesso sì che ho sangue messicano nelle vene". Sono frasi che riflettono soprattutto la sua esperienza incucurata che Io portò a vivere come un messicano tra i messicani sen:a rinunciare ad apportare tutta la ricchezza della sua identità francese e di una visione integrale più amplia e universale.
     Tornando alla sua idea della casa di Roma possiamo dire che Félix de Jesùs non pensava solamente ad un luogo di studio o di possibile rifugio nel caso che si preseentasse la necessità di abbandonare il Messico per sfuggire alla persecuzione religiosa. Il suo pensiero, arricchito dall'inculturazione e carico di progetti, lo condusse a sognare un gruppo di religiosi molto fermi nei loro valori ma provvisti allo stesso tempo di un cuore aperto e disposto a lasciarsi arricchire ed illuminare da una cultura diversa con tutti i suoi accenti positivi e negativi. Un gruppo di religiosi con un cuore libero eun orizzonte universale che sapesse coniugare le tradizioni e le ricchezze delle proprie radici con il cammino millenario delle culture europee.
     È qui dove Félix de Jesùs riflette la sua interiorità, le sue intuizioni, il suo cammino personale, il suo processo di inculturazione, la sua dimensione missionaria. E qui dove Félix de Jesùs incarna l'ideale di una formazione religiosa e sacerdotale che supera le frontiere lasciando da parte ogni visione nazionalista o individua-lista. E qui dove Félix de Jesùs, abbandonato alla Provvidenza e trascinato dai suoi aneliti crescenti, compie questo passo gigantesco quando sono appena trascorsi 12 anni dalla fondazione della Congregazione.
     Ma oltre a Félix de Jesùs vogliamo ricordare tanti altri Missionari nostri fratelli che si sono succeduti in questa casa. Vogliamo presentare al Signore tante storie personali e vocazionali, tanti cammini percorsi, tante luci e ombre. Vogliamo anche ricordare alcuniP. Felix con un gruppo dei primi Missionari dello Spirito Santo avvenimenti storici che influirono fortemente nelle vite di coloro che ne furono coinvolti; tra questi basterebbe menzionare la seconda guerra mondiale o gli anni di piombo del terrorismo.
     Vogliamo affermare allo stesso tempo che la nostra celebrazione e anniversario non si riferisce solamente a dell semplici pareti e soffitti ristrutturati nel tempo, ma a tante persone concrete che, a partire da P. Félix, hanno voluto formare parte di questa avventura evangelica e missionaria hanno scelto di imbarcarsi verso nuove terre e nuovi destini hanno cercato di essere fedeli e creativi per continuare le in tuizioni e i sogni di Félix de Jesùs.
     Celebriamo dunque questo anniversario con il cuor colmo di gratitudine al Signore e allo stesso tempo con il desiderio consapevole e rinnovato che questa comunità di Missionari dello Spirito Santo, che vive nel cuore di Roma, non sia solamente un luogo di studio e di sapienza, ma una scuola di comunione e partecipazione e, soprattutto, un luogo di crescita interiore nel quale più in là del folklore e di ciò che èpittoresco, si forgino autentici processi nei quali le differenti culture si arricchiscano vicendevolmente con le diversità e sia possibile compiere un cammino congiunto in cui il Vangelo e la persona di Gesù costituiscano il punto di riferimento fondamentale per la comune unità.

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