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SANTUARIO MADONNA DELLA
NEVE
Santa
Lucia del Mela |
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Martedì 07 Settembre 2010 ore 11:16 |
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Pier Delle Vigne (o Vigna)
Pier della Vigne (Capua 1190 ca. - 1249), scrittore, giurista e uomo politico italiano. Dopo aver studiato retorica e diritto a Capua e a Bologna, entrò nel 1220 come notaio nella cancelleria imperiale al servizio di Federico II, per conto del quale partecipò alla compilazione delle Costituzioni di Melfi. Giudice della Magna Curia dal 1225, svolse numerosi e delicati incarichi diplomatici e nel 1247 fu protonotaio della corte e logoteta del Regno di Sicilia. Nacquero sulla sua vicenda numerose biografie più o meno leggendarie, che sembrano comunque attestare una sua origine modesta.
Viene ricordato come maestro insuperato nella definizione dello stile della Magna Curia federiciana, massimo esempio della tarda prosa latina del Medioevo nell'applicazione dei precetti della tradizione retorica: esemplare di tale perizia è il suo Epistolario latino. La sua partecipazione al processo di formazione del linguaggio lirico volgare nell'ambito della scuola siciliana è attestata da alcune canzoni, di cui solo due di certa attribuzione, e un sonetto sulla natura dell'amore in tenzone con Jacopo da Lentini e Jacopo Mostacci.
Nonostante l'assidua attività al servizio di Federico II, Pier delle Vigne ebbe modo di coltivare i propri talenti ed interessi, stimolato dal vivace ambiente curiale: la riscoperta della romanitas, della classicità, delle litterae, e la pratica corrente della lirica cortese (reinterpretata con gusto e elementi nuovi), degli svaghi "liberali" e delle virtù civili, ma anche la "nuova frontiera" delle proto-scienze empiriche (indagine naturalistica, filosofia di matrice aristotelica, speculazione logico-matematica). Parlo di proto-scienze, non potendosi trattare ancora di un vero e proprio metodo scientifico, ma gli indirizzi manifestatisi in epoca federiciana gettarono in parte la basi per più solidi e promettenti sviluppi. Per una panoramica dettagliata sulla cultura a corte rinviamo a: Antonino de Stefano, La cultura alla corte di Federico II Imperatore, Bologna 1950, ma esistono sterminati riferimenti nella bibliografia federiciana.
Pier della Vigna :
Però ch'amore (POESIA)
Però ch'amore no si po' vedere
e no si tratta corporalemente,
manti ne son di sì folle sapere
che credono ch'amor sia niente.
Ma po' ch'amore si face sentire
dentro dal cor signoreggiar la gente,
molto maggiore presio de(ve) avere
che se 'l vedessen visibilemente.
Per la vertute de la calamita
como lo ferro at(i)ra no si vede,
ma sì lo tira signorevolmente;
e questa cosa a credere mi 'nvita
ch'amore sia; e dàmi grande fede
che tuttor sia creduto fra la gente.
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Il Castello SUB
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La fine di Pier delle Vigne
L'ultimo atto che riguarda il Logotheta è la concessione del libero diritto di pesca per la corporazione dei pescatori di Pavia, dietro l'obbligo di rifornire di prodotti ittici l'imperatore e la sua corte ogni qual volta avessero dimorato in città (Pavia, gennaio 1249, Huillard-Bréholles, cit.). Non sappiamo quale fu la colpa ascritta al capuano, se mai fu colpevole di qualcosa. Sospettato di tradimento, Federico, ormai sospettoso e logorato da anni di guerra, irascibile perché esacerbato da mille insidie, fece arrestare il ministro probabilmente all'inizio del 1249, fra gennaio e febbraio, a Cremona. Sappiamo che i Cremonesi, fanatici sostenitori imperiali, tentarono persino di linciare Pier delle Vigne al momento dell'arresto. L'imperatore aveva tuttavia destinato il malcapitato a una punizione ancor più esemplare e tremenda. Una cronaca anonima afferma (marzo 1249): "Federico, inviato il re Enzo in Lombardia, entrò dalla parte di Pontremoli nella città di Pisa, e condusse con sé Pier delle Vigne al quale fece cavare gli occhi nella fortezza di San Miniato, ove (Pietro) concluse la sua vita" (Huillard-Bréholles, V. p. 705). Un documento non datato (ma fissato dallo stesso Huillard-Bréholles al marzo 1249) e destinato a un funzionario del Regno di Sicilia dispose il trasferimento del capuano dalle carceri del nord Italia a quelle del Regno, nella attesa del supplizio. Ne consegue che, a circa un mese dall'arresto, Pier delle Vigne era ancora vivo e detenuto al di fuori dei confini meridionali. Dante lo pone nella selva dei suicidi del canto XIII dell'Inferno, scagionandolo dall'accusa di tradimento.
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